Solo Sua – Catturami

Ragazza tutta nuda stesa su un tronco d'albero nel bosco

La vide all’improvviso sul ciglio della strada; indossava un abito bianco che la faceva risaltare sullo sfondo delle foglie notturne. Al contrario, la chioma corvina le copriva le spalle fino ai gomiti mimetizzandola in parte con la natura circostante.

Aveva in mano un paio di sandali da sera e, proprio quando i fari puntarono nella sua direzione, si girò. Era giovane e in lacrime; i suoi occhi erano quelli di una preda ferita, una creatura delicata.

Samuel ne rimase subito fulminato. Frenò il pick-up affiancandola mentre abbassava il finestrino.

«Ehi, tutto bene?»

Lei lo guardò un istante pulendosi gli occhi con il dorso della mano. Non disse nulla e continuò a camminare scalza.

«Serve un passaggio?» Avanzò un poco e alzò la voce. «Non vorrai mica fartela tutta a piedi fino al paese?»

La ragazza si soffermò sollevando il capo. «È lontano?»

«Stai scherzando?»

«Non vengo da quel paese» gli rispose facendo spallucce.

Poco ma sicuro, Downvalley non era un posto dove ragazze del genere se ne andavano in giro tutte sole. Era un paese dove gli uomini erano boscaioli, cacciatori o camionisti; in tutti e tre i casi erano uomini dai modi rudi che spesso non conoscevano altra legge che quella della natura. E non appena lei gli aveva rivolto lo sguardo, la natura di Samuel si era risvegliata.

Non importava la stanchezza dovuta all’aver battuto d’ascia, segato, portato sacchi a spalla e scalato roccia, e nemmeno importava che la sua fidanzata lo stesse attendendo a casa. Tutto a un tratto sentiva un prurito pungente nelle zone basse, le uniche ancora capaci di reagire alla fatica.

«Senti, immagino che tu venga dalla villa degli O’Brian. Ho visto che stanno dando una festa, perciò i casi sono due: o fai dietrofront e torni là di corsa oppure salti su, perché non ho intenzione di lasciarti sola nella foresta di notte.»

«Io là non ci torno» affermò in tono ostinato guardando indietro, poi si decise a salire.

Sul grande sedile doppio sembrava tanto minuta, ma con proporzioni pazzesche: la vita di una vespa e una soda abbondanza sul petto. Aveva un fiore tra i capelli, giusto sopra l’orecchio, fermato con una forcina. L’abito dal peso quasi inesistente era sorretto da due misere spalline.

Salita a bordo, per prima cosa lo squadrò da cima a fondo con un alzarsi e abbassarsi delle lunghe ciglia che lui avvertì correre su di sé solleticandogli i centri nervosi.

Dannazione, quanto è bella.

Samuel prese il cappellino per la visiera e se lo sistemò in testa mentre rimetteva in moto il pick-up. «E da quale città vieni?»

«Dalla città degli Angeli.»

Chiaro: da dove altro poteva venire sennò, con quel viso?

«Non è stata una gran serata a quanto pare.»

«No, infatti. Grazie per il passaggio comunque.» Radunò le ginocchia al petto e si asciugò le lacrime con un pezzetto del vestitino, lasciando in vista le cosce quasi per intero, cosa che una signorina per bene non avrebbe dovuto fare.

Peccato che ci fosse buio e che Samuel dovesse prestare attenzione alla strada.

Si allungò verso il cruscotto sfiorandole una gamba con il dorso della mano e aprì lo scompartimento; insieme a una torcia e a un coltello ne venne fuori un rotolo di carta assorbente.

Glielo porse. «Usa questo.»

Lei lo prese e se lo portò al seno come fosse un orsacchiotto di peluche, ma i suoi occhi rimasero fissi sul grosso coltello da caccia scivolato sullo sportello aperto.

Samuel pensò che sarebbe stato facile puntarglielo alla gola e usarle violenza, pensò che lei era fin troppo simile a un cerbiatto dagli arti fragili e le carni morbide.

Scacciando quell’idea richiuse lo scomparto. «Posso sapere cosa ti è successo?»

Privata della vista di quell’arma, lei si rilassò sul sedile come rassegnata. «Che importa? Una festa noiosa, una brutta notizia, o forse una lite col mio ragazzo. Scegli tu, per me è passato e non ne voglio più parlare.»

«Scusa, ma te lo devo proprio dire: nessuna di queste è una buona ragione per andarsene in giro così. È pericoloso e da incoscienti, e se fossi la mia fidanzata te le suonerei.»

La ragazza spalancò gli occhi fissando la camicia a quadri tesa, arrotolata su bicipiti scolpiti dal lavoro pesante che aveva forgiato la corporatura e il viso di Samuel dandogli l’aspetto di un uomo vissuto, sebbene non superasse i trent’anni.

«Dici sul serio? Mac non ha mai alzato un dito su di me.»

«Mac O’Brian? Quel damerino è il tuo fidanzato?»

Ciò spiegava molte cose: quale donna non sarebbe scappata via in lacrime da un tale pesce lesso?

«Con stasera credo che sia tutto finito.»

«Scommetto che non lo sa che sei scappata così. Gli hai giocato un brutto scherzo.»

«Più brutto di quanto credi, eppure nessuno mi picchierà per questo. Non è così che funziona dalle mie parti.»

Era sfacciata e imprudente, una combinazione micidiale.
Continua…

 

 

 


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