Solo Sua – Cena per quattro

Cameriera provocante con un seno scoperto tra due aitanti giovani che la baciano

«Ci tengo a precisare Richard, che la cena non verrà preparata personalmente da me, ma ogni pietanza che ha chiesto giungerà da un eccellente servizio di catering. Il mio compito sarà quello di predisporre ogni cosa e assicurarmi che tutto si svolga per il meglio, sollevandola da qualsiasi incombenza, così che lei possa restare comodamente in compagnia dei suoi ospiti. Avrà in me un’organizzatrice e una cameriera scrupolosa.»

Esaurito d’un fiato il suo monologo, Holly allargò la bocca in un sorriso. Una cena per quattro a base di sushi sarebbe stata una passeggiata per lei. Voleva quel lavoro.

«Esattamente quello che cercavo», rispose il giovane uomo che l’aveva pigramente ascoltata senza battere ciglio sulle pupille di diverso colore, una azzurra e una verde. «Venga con me.»

Lasciarono la cucina, Richard le fece strada fino al salotto. «È qui che vorrei allestisse la mia cena.»

Sulla destra grandi divani neri fronteggiavano un camino di pietra lavica, mentre la parte opposta era dominata da un grosso tavolo ottagonale iper-moderno nero con i bordi cromati. Una gran carrellata di opere d’arte sulle tinte del rosso e del nero riempiva la parete, per il resto v’era moltissimo spazio vuoto. Il risultato era un tantino eccentrico.

«Complimenti. Apprezzo molto il gusto maschile nell’arredamento perché è sempre piuttosto essenziale e nel suo caso oserei dire anche “importante”.»

«Il salotto l’ha arredato la mia ex, una gallerista.» Lo sguardo di Richard percorse fugacemente i quadri appesi. «Presto lo cambierò.»

«Ah, come non detto.» Gaffe, enorme gaffe, glissare subito. «Credo che potremmo dare un tocco di allegria inserendo dei gigli bianchi. Che ne pensa?»

«Penso che lei abbia un gusto migliore della mia ex.»

Lui le sorrise e lei si toccò i capelli arrotolandosi un ciuffo al dito. Richard aveva un sorriso da fine del mondo, un sorriso che Holly avrebbe fatto meglio a togliersi subito dalla testa, perché sapeva per esperienza che i suoi clienti non erano alla sua portata e che Cenerentola era soltanto il personaggio di una fiaba per bambini.

Per meglio concentrarsi sul proprio lavoro, si mise a passeggiare nella grande sala sbirciando oltre la vetrata che dava sul giardino. «C’è un motivo particolare per questa cena? Festeggia qualcosa che vorrebbe mettere in evidenza?»

«In effetti sì: il ritorno di un caro amico. Io e Isaac abbiamo avuto un disappunto prima che partisse, vorrei fargli sapere che lui aveva ragione e io torto. Mi è mancata la sua compagnia e sono felice che sia di nuovo tra noi.»

«Magnifico. Decorerò le sue portate in modo diverso dalle altre, così da farlo sentire speciale. Basterà che lei mi indichi qual è.»

«Quello con tanta chincaglieria.»

«Gioielli?»

«Piercing.»

«Allora direi proprio di non potermi sbagliare.» Girò intorno al tavolo prendendo nota di cosa le sarebbe servito mentre Richard aspettava pazientemente restando in piedi nel mezzo del salone.

«A che ora servirà la cena?» le chiese.

«Quando vuole lei.» Holly fece scattare la penna ritirandone la punta e la usò per indicare l’esterno. «Sarebbe bello presentare un aperitivo nel giardino prima di cena. Che ne pensa?»

«Perché no.»

«Ha un impianto stereo?»

«Filodiffusione.»

Naturalmente.

«Metterò un po’ di musica, ma stia tranquillo che non disturberà i vostri discorsi, sarà soltanto un piacevole sottofondo chillout.»

Richard avanzò facendo frusciare i suoi pantaloni di seta. «Lei pensa proprio a tutto.»

«È il mio mestiere» gongolò, stampandosi in volto un altro sorriso plastico-professionale. «Le starò un po’ tra i piedi domani, ma per le sette le garantisco che sarà tutto pronto.»

«Facciamo per le otto.»

«Meglio ancora.»

Si strinsero la mano.

La mattina seguente Holly provvide a fare l’ordine al catering e reperire il necessario. Alle sei del pomeriggio stava già suonando al cancello della villa. Richard le aprì dal citofono e lei percorse il vialetto fermandosi sul retro per scaricare in cucina i suoi acquisti.

Appena mise piede dentro casa si sentì subito felice; le piaceva il lusso e le piaceva quel lavoro che le dava la possibilità di trascorrere il suo tempo in ambienti da sogno prima di rientrare nella sua piccola tana.

Ebbe un’ora buona di totale libertà prima che Richard si facesse vivo. Entrò nel salone mentre Holly si sporgeva sul tavolo per posare nel centro la composizione con i gigli bianchi.

«Sono stupito. Non mi aveva detto delle candele.»

«Ah, Richard… salve.» Holly si girò continuando a sistemare i fiori. «Prima che dica altro, le assicuro che le candele non sono soltanto per gli innamorati. Però se vuole che le tolga…»

«No, le apprezzo molto. Davvero.»

Difficile capire dal suo conturbante sguardo bicolore se fosse sincero. Riprendendo una posizione verticale, Holly si lisciò la gonna di crepe di seta che aveva una certa tendenza a stropicciarsi: per servire la cena doveva apparire al meglio.

«Vedrà che quando saranno accese diffonderanno un gradevole aroma che comunque non disturberà quello degli alimenti.»

Richard si accomodò su uno dei divani alzando un po’ la voce perché lei lo udisse da quella distanza. «Musica che non disturba, aroma che non disturba, la sua presenza che non disturba… sembra che non disturbare sia il suo motto, Holly.»

Sorrise debolmente questa volta, era in imbarazzo e lei non era una che s’imbarazzava facilmente. «Perché sono un’intrusa nelle vite altrui.»

Che cavolo sto dicendo?! Non era proprio il caso di svelare così le sue insicurezze.

«Non in casa mia Holly, in casa mia è la benvenuta. Sei la benvenuta, se darci del tu ti fa sentire più a tuo agio.»

Fosse soltanto questione di darsi del tu…

«Grazie Richard, ma preferirei mantenessimo il lei quando ci saranno gli ospiti, sai è una questione di professionalità.»

Lui allungò le braccia sullo schienale. «Come preferisci. E in merito a quello che hai detto prima, ti devo confessare che io mi sento un intruso ovunque vada. La gente pensa che la ricchezza sia l’obiettivo supremo, che possa risolvere ogni problema, non capisce che ho fame d’altro, non di denaro. Perciò penso di poterti capire in qualche modo: tu vorresti che le vite altrui smettessero di sfilarti davanti, vorresti fermare il circolo vizioso e riuscire a fare tua una di quelle vite. Correggimi se sbaglio.»

«No.» Holly era sbalordita, colpita nell’intimo. «Non sbagli per niente.»

«Se nel mio piccolo posso fare qualcosa per farti sentire meglio non hai che da chiedere.»

«Richard…» alzò lo sguardo nei suoi occhi e per un istante provò l’intenso desiderio di baciarlo. Era uno di quei momenti perfetti per unire le loro labbra e prendere un assaggio l’uno dell’altra.

Continua…

 

 

 


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