Solo Sua – In due per lui

Primo piano di due belle ragazze che si baciano sulle labbra

Io la detestavo, era viziata e prepotente.
Lui invece l’amava, ma potevo capirlo: lei era sua figlia.
Quella mocciosa faceva a gara con me, gelosa. Con i suoi capricci e le sue cattiverie credeva di attirare la sua attenzione, ma non si rendeva conto che ogni volta in cui lo induceva a punirmi lo portava inevitabilmente a occuparsi di me.

***

«Da quando ci sei tu Maya è più ubbidiente, meno indisciplinata.» Adagiato su un fianco, Andy mi rimboccò le coperte. Il suo torace era così ampio che occupava tutta la mia visuale.
«Non oso immaginare come fosse prima.» Piegai indietro il capo per cogliere il suo sguardo.
«Una peste. La tua presenza la calma e tranquillizza anche me. Non riusciremmo nemmeno a convivere se non fosse per te.»
«Il vostro rapporto è malato, sarebbe un bene starvene lontani.»
«Non lo dire.» Vidi la collera nei suoi occhi, già pronto a infierire per il mio azzardo. «Non ci pensare nemmeno. È troppo giovane, io la conosco, si caccerebbe nei guai all’istante.»
Sospirai, conscia di essere l’unica con un po’ di buonsenso. Poco.
«La verità è che non puoi fare a meno di lei. Sei tu che non le puoi stare lontano. E poi, Andy, francamente come donna non credo di essere un buon esempio per lei.»
«E perché mai? Oh capisco, temi che possa ereditare certi tuoi gusti.» Sorrise sbeffeggiandomi. «Con il caratterino che si ritrova non reggerebbe due minuti alle imposizioni di un uomo.»
«Tu sottovaluti lo charme di certi uomini, mio caro.» La mia mano sbucò dalle lenzuola scivolando lieve sul corpo virile di cui non ero mai sazia. «E poi non temo per lei, ma per il poveretto che ci provasse.»
«La mia piccola sa farsi valere» gongolò come un padre innamorato.
«Mi fraintendi. Maya è uno scricciolo e un po’ di muscoli la sottometterebbero con facilità. Il problema è che tu uccideresti chiunque provasse a fare a lei ciò che tu fai a me. Ammettilo, Andy.»
Alzò gli occhi smarrendo lo sguardo nei troppi pensieri, conscio di non poter accettare un uomo come se stesso accanto a sua figlia. O forse di non poterne accettare alcuno.
Si levò dal letto e scomparve in bagno lasciandomi riappisolare cullata dal rumore dell’acqua scrosciante. Riuscii a dormire soltanto per qualche minuto prima che Maya entrasse in camera e si intrufolasse sotto le lenzuola.
Vestita soltanto di un babydoll mi si strinse addosso, strusciando la seta sulla mia pelle nuda. I suoi piedi erano gelati.
«Cris, sei sveglia?»
«Lasciami dormire, Maya.»
«Perché? Non hai dormito abbastanza questa notte?»
Tuffai il viso nei suoi capelli profumati, morbidi come la pelliccia di un gatto. Era odiosa sì, ma era bella e odorava di buono, irresistibile per i sensi del sesso. Probabilmente per questo mi obbligavo a sopportarla; aderire con il ventre alle sue natiche sode era qualcosa capace di farmi rimpiangere di non essere uomo.
«Raccontami di questa notte, Cris.»
«Dai, lasciami dormire…» Mi ostinavo a restare nel torpore del dormiveglia e a non aprire gli occhi per nessunissima ragione.
Lei invece aveva il fuoco addosso fin dal primo mattino. Frugò sotto le lenzuola in direzione del mio pube.
«Pà ti ha scopata stamattina?»
«E dai Maya…» farfugliai lamentosa.
Non ebbe pudore, mi scoprì e mi allargò le cosce. Tastò la mia fessura con quelle sue ditina impertinenti. «Non l’ha fatto. Per questo sei così indisponente e svogliata.»
«Che ne sai tu.» Cercai di rigirarmi su un fianco assonnata, ma la sua stretta sulle mie cosce me lo impedì.
Maya mi ispezionò con due dita l’interno della passera. «Perché non sei mai così asciutta dopo che ti ha scopata e nemmeno così chiusa.»
«Buongiorno tesoro.» Andy uscì dal bagno con un asciugamano in vita e venne a darle un bacio sulla fronte.
«Ciao pà!»
«È sabato: non vai in centro con le amiche?»
Sì, ti prego, vai.
«Le raggiungo più tardi.» Mi alzò una gamba per seguire il segno di una bacchettata, ancora rosso all’interno della coscia. «Questo è nuovo. Glielo hai fatto questa notte?»
«Può darsi» le rispose con noncuranza. «Di cosa avresti voglia per colazione, trottolina?» Un nomignolo che le si addiceva alla perfezione dal momento che non stava mai ferma un secondo.
«Prima di mangiare vorrei giocare un po’ con Cris. Posso giocarci sul tuo letto, pà?»
Maya non avrebbe mai imparato una semplice realtà: il fatto che fossi di suo padre non significava che fossi anche sua. Mi trattava come una domestica al suo servizio di cui poteva disporre come meglio preferiva, fin nell’intimità.
«Solo se non le fai male. Detesta il dolore di primo mattino.»
Parole sante.
Maya fece il sorriso birichino di chi le ha tutte vinte, ma io mi rigirai tra le lenzuola cercando di coprirmi e tagliarla fuori dalla mia nudità.
«Cris, hai sentito cos’ha detto pà?»
Feci orecchie da mercante, rannicchiata nel tepore del mio bozzolo.
«Paaà!» si lamentò lei.

Continua…

 

 

 


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