Solo Sua – La caccia continua

Primo piano del viso di una bella ragazza con capelli e volto sudati

Il 2521 d.C. fu l’anno della pace dopo il “Tempo del Nero”, il periodo più oscuro che la Terra avesse mai conosciuto.

Il conflitto lasciò una civiltà stravolta, con una popolazione decimata. Molti umani perirono a causa della carestia e degli agenti chimici, ma la maggior parte vennero sterminati in massa dai raid selettivi.

La legge del più forte alla fine prevalse e solo gli uomini più possenti sopravvissero; soldati o mercenari a caccia di cibo e di quelle poche giovani femmine divenute una merce rara. Perché, ironia della sorte, quello stesso virus che aveva reso i maschi sterili, li aveva resi anche sessualmente ingordi, incontenibili, vittime di una degenerazione che spesso finiva per condurre alla follia.

 

***

 

27° giorno del mese di maggio 2521 d.C.

 

Il suono di un vaso che andava in frantumi svegliò Haydee di soprassalto nel pieno della notte. Un cieco terrore l’assalì nel realizzare che degli intrusi si stavano aggirando al piano di sotto. Il suo cuore cominciò a palpitare all’impazzata.

Da diverse settimane si era rifugiata in quello che un tempo era un lussuoso douplex, al decimo piano di un grattacielo disabitato in una città deserta, sicura che nessuno potesse trovarla. A quanto pareva si sbagliava di grosso.

Dopo attimi di immobilità dettata dal panico riprese il controllo di sé, scivolò fuori dalle lenzuola e si nascose tra il comò e la tenda, al buio.

La porta della camera cigolò con un lamento da brivido.

Quando la prima torcia fendette l’oscurità della stanza, Haydee si rannicchiò il più possibile coprendosi la testa. Erano vicini ed erano in due.

Prima di essere catturata, la sua amica Francis era riuscita ad uccidere un maschio, ma Francis era coraggiosa e aveva molta forza in corpo, non era fatta di un sottile strato di carne morbida sulle ossa fragili.

Haydee intrecciò le dita sul capo e strizzò forte gli occhi sperando che il suo tremore non facesse ballare anche la cassettiera.

I due maschi irruppero a grandi falcate, smossero le lenzuola tiepide e cercarono in bagno.

I loro passi, pesanti come i loro respiri, si fecero mano a mano più leggeri fino a che ci fu un momento di silenzio.

Se ne sono andati? Ti prego, fai che se ne siano andati…

«Guarda guarda, cos’abbiamo qui» esordì una voce gutturale.

Era lì, sopra di lei, vicinissimo.

«Cos’hai trovato Jovek?» l’altro si avvicinò. La vide e scoppiò in un riso di giubilo. «Lo sapevo che ne avresti trovata una, cazzo!»

Haydee si rifiutò ancora di guardare. Francis le diceva sempre di tenere chiusi gli occhi: “ciò che non puoi vedere non può raggiungerti”. Non doveva far altro che tenerli ben stretti…

«Fatti un po’ vedere.» L’ultimo arrivato la ghermì per un braccio e la tirò in piedi a forza. «Sembra che sia stata nutrita a sufficienza e che abbia tutte le sue belle cosine a posto, è proprio una bella femminuccia. Okay dolcezza, come tu ben sai ci sono due modi di affrontare la cosa.»

Obbedire o ribellarsi, il risultato era comunque lo stesso.

Impiccata per il gomito, a Haydee non restò altra scelta che aprire gli occhi.

Alla luce della bruma notturna che entrava dalla finestra vide davanti a sé un cacciatore; così venivano chiamati i sicari della foresta nel tempo del nero, più bestie che persone. Con la barba trascurata, interrotta da uno sfregio, e i tatuaggi che lo ricoprivano in gran parte, il suo aspetto appariva selvaggio e funesto come raccontavano le storie delle ultime vecchie.

Quello che la teneva stretta invece era un mercenario o un soldato, che fosse stato l’una o l’altra cosa in quel tempo non faceva più alcuna differenza. Indossava ancora la sua logora tenuta militare, gli occhi azzurri erano l’unica traccia chiara sulla carnagione nera ed erano l’evidente conseguenza del contagio. Anche il cacciatore aveva le iridi azzurre come il cielo, o come avrebbe dovuto esserlo quel grigiore che ormai sovrastava le terre e i mari.

La leggenda delle ultime vecchie raccontava che durante la guerra del nero gli uomini malvagi avevano catturato il cielo intrappolandolo nei propri occhi per gettare il nero buio sul nemico, da allora però il cielo era diventato parte di loro e li aveva resi pazzi. Una fanciulla con le iridi di cielo nelle quali specchiare i propri occhi era l’unico mezzo per rendere di nuovo libero un uomo, per questo i maschi erano sempre a caccia di femmine.

Francis aveva occhi bruni come la corteccia di un pino, eppure un mese prima tre mercenari avevano preso anche lei.

«Ci sto» mormorò Haydee tenendo basso lo sguardo perché le sue iridi erano colore dei non ti scordar di me. «Sarò buona e farò tutto ciò che volete se non mi fate del male.»

Il cacciatore sogghignò. «Ma sentila…»

I suoi occhi erano feroci e così chiari da sembrare opalescenti. Haydee si azzardò a ricambiare il suo sguardo. «Se vuoi che sia carina con te non devi farmi male.»

«Se ci tieni tanto puoi essere carina con me, dolcezza.» Il soldato dal grande naso schiacciato e dalle labbra più carnose che Haydee avesse mai visto, le passò il dorso dell’indice sul bicipite nudo, fino al gomito. «A Jovek non interessa quanto fai la difficile, lui ci gode, capisci?»

Quel tocco le mandò brividi in tutto il corpo. «Non avete motivo di maltrattarmi, ho detto che non mi opporrò.»

L’atteggiamento sottomesso di Haydee convinse il soldato ad allentare la presa come lei sperava.

Appena sentì di avere sufficiente libertà di movimento raccolse tutto il suo coraggio, si svicolò e partì di corsa. Aveva il vantaggio di conoscere a menadito il palazzo e di saper muoversi nel buio come un pipistrello. Non era forte, ma senza ombra di dubbio era molto agile.

«Prendila!» gridò il soldato.

Haydee oltrepassò il corridoio completamente alla cieca, attraversò un paio di stanze, prese le scale e prima ancora di terminare l’ultima rampa si lanciò giù dalla balaustra. La paura le aveva messo le ali ai piedi.

Per un istante pensò di potercela fare, una dolce illusione che si frantumò nel momento in cui si sentì investire e spingere in avanti mentre una mano le artigliava la spalla. Nessuno avrebbe avuto una chance di poterla prendere, se non qualcuno capace di fiutare i muri e di muoversi veloce come un felino: un cacciatore del nero, uno dei migliori.

Il braccio che le circondò la vita sortì l’effetto di un pugno nello stomaco, perché in quel momento Haydee capì di essere spacciata; lui non l’avrebbe lasciata andare prima di essere stato dentro di lei molte e molte altre volte. In seguito avrebbe potuto cederla a qualche amico oppure barattarla in cambio dell’unico bene più prezioso di una femmina: gli ultimi antibiotici rimasti. Avrebbe trascorso il resto dei suoi giorni a gambe spalancate, divenendo soltanto un buco nel bordello dell’ultima città, niente di più.

«Nooo!» Haydee pugnò quell’avambraccio stritolante. Il pene le premeva contro le reni, rigido come doveva esserlo nella maggior parte della giornata, che lui lo volesse o meno.

«Sei svelta e sei sciolta, vedrai che ci divertiremo insieme.»

«E così volevi prenderti gioco di noi?» osservò il soldato scendendo le scale. «Molto coraggioso da parte tua, ma anche molto stupido. Se fosse toccato a me inseguirti ti avrei falciato le gambe piuttosto che lasciarti scappare.»

Li raggiunse e le puntò la torcia sul viso accecandola. Le strofinò la testa sgraziato, scompigliandola tutta. «Cosa ti sei tagliata i capelli a fare, dolcezza? Con questo bel faccino non hai nessuna possibilità di passare per un maschiaccio.»

La mano di Haydee scattò contro di lui, ma riuscì ad artigliare soltanto l’aria.

Il soldato scese a ispezionarle il seno con il faro di luce.

Continua…

 

 

 


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