Solo Sua – Oltre la linea

Lancette di un orologio in primo piano

Inginocchiata a terra resto immobile qualche secondo, ascolto il mio cuore rallentare a una frequenza accettabile che non mi faccia collassare. Questa è la parte peggiore dei viaggi nel tempo: gli attimi di assoluta vulnerabilità.

Esplorando il passato si può sempre sperare nell’effetto sorpresa, mentre ritrovandosi nel futuro c’è il rischio di imbattersi in persone informate in merito a queste nostre ricognizioni e pronte ad accogliere un viaggiatore indiscreto, come me.

Sono rari gli individui che nascono con i requisiti fisici necessari per sopravvivere agli sbalzi temporali e soltanto pochi di loro sono disposti a farsi carico di questo fardello per tentare di capire cosa causerà l’involuzione della nostra specie. Io appartengo a questa cerchia ristretta.

Ci saremmo dovuti evolvere verso l’uguaglianza, la globalizzazione, la fratellanza. Eppure, nel nostro primo viaggio verso il 2700 d.C. scoprimmo che erano bastate poche centinaia di anni perché il mondo tornasse a essere governato da regimi dittatoriali e la popolazione divisa in tiranni e oppressi.

Da allora la nostra indagine si è concentrata su pochi singoli individui che tra circa trecento anni influenzeranno le masse guidandole verso quel futuro di cui non riusciamo a comprendere le cause.

Chi non conosce la storia commetterà gli stessi errori del passato, ma probabilmente chi conosce il futuro potrà impedire che questi sbagli si ripetano.

A me spetta l’onere di studiare il comportamento di un uomo che nascerà innocuo e che si trasformerà nello schiavista più efferato. L’idea non mi alletta affatto, ma non ho molta scelta.

Mi trovo nell’appartamento di Mark Collin, New York, Fifth Avenue, 65° piano del grattacielo Libeskind. Giorno 13 di giugno dell’anno 2305 d.C.

Abbiamo scelto questa data sapendo che Mark terrà proprio oggi il suo primo discorso pubblico, quindi potrò curiosare in casa sua probabilmente indisturbata. Non voglio restare più di venti minuti, cercherò di fare in modo che siano utili: è bene non lasciare traccia sulla linea temporale evitando il più possibile di stravolgere il futuro.

Inspiro profondamente, sono pronta, apro gli occhi.

La mia vivida immaginazione aveva fantasticato sull’idea di bui spazi angoscianti dove relitti umani erano imprigionati, privati della loro dignità, invece mi trovo in un open-space in fondo al quale una vetrata scorrevole separa l’interno da un’enorme terrazza con vista su Central Park. Al centro della stanza c’è un monitor alto da cima a terra dal quale esce una cascata d’acqua che si perde nel pavimento.

Mi avvicino attirata dalla sua realisticità; l’immagine tridimensionale svanisce e compare un menù complesso con un’esagerata lista di voci.

Mark è il genio della domotica, era scontato che l’intero appartamento si potesse gestire in modo elettronico, dall’oscuramento dei vetri all’orario di accensione della lavatrice, se ne esiste ancora una.

Inizio a curiosare su ciò che mi suona più familiare, mi soffermo sulla voce “arredamento”, sfioro col polpastrello la scritta “sala”. Come per magia in un angolo sorgono silenziosamente da terra deliziosi divani in pelle bianca e un tavolino che sembra un cubo di gelatina rossa.

Premo ancora e l’arredamento svanisce di nuovo deglutito dal pavimento. Ingegnoso modo di riordinare. Camera, studio, cucina, palestra: funziona tutto nello stesso modo, soltanto il bagno non figura nell’elenco. Suppongo si possa trovare dietro una delle quattro porte sulla parete alla mia destra o dopo quell’unica porta dalla parte opposta.

Tralascio le frivolezze, cerco qualcosa che mi dica di più sulla personalità di Mark.

Nel menù nel monitor trovo una specie di rubrica intitolata “play” composta da quattro caselle, una è vuota e le altre tre sono nominate rispettivamente: Caroline, Jess e David.

Seleziono Caroline, sul monitor compare a tutto schermo l’immagine di una camera.

Temo di aver fatto partire erroneamente una videochiamata, ma mi rendo subito conto che l’immagine è ripresa dall’alto, probabilmente da una telecamera spia, infatti la ragazza visualizzata, che immagino essere Caroline, continua a dormire beatamente nel suo letto.

Seleziono allora Jess e il monitor si suddivide in due parti, ora posso osservare entrambe le ragazze contemporaneamente.

Jess è una giovane di colore, molto attraente, seduta a gambe incrociate sul letto. Indossa delle braghette e una canottiera, ha una gran massa di capelli neri legati in una coda alta ed è intenta nel leggere sullo schermo di un apparecchio somigliante a un note-book. Mossa dalla curiosità aggiungo David, lo schermo si suddivide in tre parti.

Un ragazzo che avrà poco più di vent’anni è sdraiato su un letto con le coperte alzate fino al mento, ma è sveglio. Il suo polso destro è ammanettato alla spalliera, la mano sinistra invece si muove sotto le lenzuola in modo ambiguo.

Improvvisamente, come avvisato da un rumore, David mi fissa attraverso la telecamera e mi sorride malizioso, con aria di sfida. Si scopre ed è completamente nudo. Senza pudore riprende il movimento che fino ad un attimo prima era celato dal lenzuolo: si sta masturbando.

Faccio un passo indietro.

Possibile che mi stia vedendo?

No, sono certa di no, come sono altrettanto certa che sappia che qualcuno lo sta osservando. Guardo meglio le tre immagini, le stanze sono tutte e identiche. Seleziono l’ultima e come volevasi dimostrare non essendo nominata in alcun modo si rivela vuota.

Mentre Jess resta impassibilmente intenta nella lettura, Caroline si rigira nel letto, allunga la mano tastando la console sul muro alla sua destra e la stanza si rabbuia. Dopo qualche secondo l’immagine ricompare nitidamente a infrarossi, giusto in tempo per vedere la ragazza che sorride ad occhi chiusi e solleva da sotto le coperte il dito medio in direzione della telecamera.

A quanto pare il linguaggio dei gesti non passa mai di moda. Anche Caroline sa di essere osservata.

Chi sono queste persone? Dove sono?

Continua…

 

 

 


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