Solo Sua – Sado GDR. La scuola

Ragazza in lingerie e reggicalze, ripresa da dietro, cammina sul tappeto con i tacchi e un bicchiere vuoto in mano

La stanza nella quale mi trovavo era arredata in modo sobrio, con un angolo salotto da un lato e una grande scrivania sul fondo. Stavo ammirando i miei codini specchiandomi sul vetro di un antico quadro accanto all’entrata, quando Marcus mi prese per un braccio e mi fece girare verso di sé. Mi sistemò la divisa spingendo su il corpetto, sotto il seno, con tanto vigore da farmi quasi perdere il contatto col terreno. Sembrava avessi due bocce da bowling al posto delle tette.

«Basta così» mi lamentai.

«Fai la brava, vedi di non farmi fare brutta figura signorina, o te le suono. E tieni la posizione.»

Misi le mani dietro la schiena afferrandomi i polsi e aprendo un poco le gambe.

Lui mi allungò una mano davanti al viso. «Sputa.»

Chinai leggermente il capo e lasciai cadere la cicca nel suo palmo.

Dall’altra parte della stanza, l’uomo che stava parlando al telefono depose la cornetta. «Mi scusi per l’attesa Marcus, venga pure avanti.»

Non mi mossi, il preside North era un uomo capace di incutermi timore con uno sguardo.

Marcus mi prese per mano e dovetti seguirlo fin davanti alla grande scrivania.

I due uomini si scambiarono una stretta studiandosi; Marcus era più alto e imponente, ma il Signor North dimostrava qualche anno di anzianità e quindi di esperienza in più, oltre ad avere una faccia dai lineamenti duri che non prometteva niente di buono. Entrambi erano vestiti in abiti coordinati ed entrambi emanavano un fascino autoritario.

Ci accomodammo sulle due poltroncine, non appena feci per afflosciarmi sullo schienale, lo sguardo di Marcus mi riprese con un’occhiataccia facendomi scattare subito sull’attenti, schiena dritta, gambe scostate e mani sulle ginocchia.

«A cosa devo la sua visita, Marcus?» North non si diede nemmeno la pena di salutarmi.

«Vorrei sapere come procede l’addestramento. Spero che Jasmine sia in grado di soddisfare i miei ospiti in toto alla prossima festa che terrò.»

Solo allora il preside si degnò di rivolgermi lo sguardo; istintivamente abbassai il mio sulla biro d’oro con la quale stava giocherellando facendola battere ritmicamente sul piano di legno lucido.

«Mi piacerebbe poterle dire che tutto procede in modo ottimo e tranquillizzarla. Per la verità Jasmine è una buona alunna, si applica al meglio delle sue possibilità nell’esposizione orale, nelle lezioni di portamento e disciplina e negli altri corsi da lei richiesti.»

«Ma?»

«Ma temo di doverle dire che c’è un problema di diversa natura.»

Problema?

Non mi era concesso di parlare in presenza di North, mi limitai a subire il suo furbo sorriso.

«Problema?» Marcus fece eco ai miei pensieri. «Di cosa si tratta?»

«Glielo mostro e capirà subito.»

North si alzò e ordinò anche a me lo stesso. «Assumi la posizione d’ispezione, Jasmine.»

Ci siamo. Pensai. Non perde tempo.

Appoggiai le mani alla sua scrivania e mi piegai in avanti divaricando le gambe di quasi mezzo metro.

«Di più» fece, picchiettando con le dita sulle mie cosce.

Mi portai più indietro con i piedi.

«Di più» insistette.

Santo cielo, Marcus mi avrebbe fulminata per non aver saputo mettermi subito come mi era stato richiesto.

Divaricai le gambe, premetti il seno sulla scrivania e alzai il culo ben bene, inarcando la schiena. Non potevo espormi più di così.

North approfittò dell’apertura sul retro della mia minigonna e me la portò ai fianchi, premette il palmo sul mio monte di venere spingendo il mio bacino ancora un poco più su, facendomi sollevare sulle punte.

A quel punto strappò le mutandine di carta che indossavo, del tipo usato nei centri di bellezza. Il preside trovava pratico che le allieve ne facessero uso, in modo da potersene disfare in qualsiasi posizione con estrema facilità.

Nuda sotto i loro sguardi mi sentivo fremere di voglia.

«Per il suo sesso passi pure, da quella parte tutti i santi aiutano. Il problema che l’istruttore di Jasmine ha riscontrato portandolo alla mia attenzione è qui. Lo vede anche lei?»

Allungai la testa per capire di che diavolo stessero parlando. Il mio Padrone si avvicinò al mio posteriore mettendosi le mani ai fianchi.

«Lei dice?»

Oh no… era contrariato.

«Apriti» mi ordinò il Signor North.

Nella maniera più umiliante posai le mani sulle natiche e mi resi ancora più vulnerabile.

North non ci era mai andato giù così pesante fin da subito.

Prese qualcosa da un cassetto della scrivania, il mio cuore cominciò a cambiare ritmo. Sapevo che era soltanto uno stupido gioco di ruolo, che avrei potuto interromperlo per qualunque motivo, ma io, come i miei amici, mi ero calata a fondo nella parte e non mi passava nemmeno per la testa di poter agire in modo diverso. Ogni componente del nostro gruppetto si immedesimava appieno, per questo funzionava tanto bene.

Proprio perché mi ero scelta la parte dell’alunna di una scuola di addestramento per schiave di cui North ne era l’ipotetico proprietario, ero stata lasciata all’oscuro dei dettagli e della durata del gioco. Dicevano che così sarebbe stato più divertente per loro e più realistico per me, e avevano ragione.

Sentii il gel freddo sul mio sfintere, la biro con cui North giocava incontrò una piccola resistenza iniziale e poi scivolò dentro, estranea, fredda, rigida e del tutto impersonale, fatta solo per umiliarmi. La ritirò e mi profanò con un dito scivolando fino alla prima nocca.

Continua…

 

 

 


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