Solo Sua – Scatto d’autore

Primo piano su un obiettivo che riflette una donna nuda di schiena

«Scusa se stringo un po’ i nodi, ma deve sembrare realistico perciò non posso farlo per finta. Ti dà fastidio così? Puoi sopportarli?»

«Sopporterò.» Sbuffo aprendo e chiudendo le dita. «Spero non mi rimangano i segni.»

A questo punto dovrebbe tranquillizzarmi dicendo che non accadrà, ma non lo fa, si limita a  massaggiarmi delicatamente la pelle delle braccia sopra l’ultimo giro di corda. «Porta pazienza.»

«Porterò pazienza per gli zeri che ci sono sul mio assegno, basta che non dimentichiate la ciotola di fragole e di caramelle dello stesso colore, non troppo scure e neanche troppo chiare. Aggiungici un paio di Jimmy Choo numero trentasette rosse, e puoi stringere ancora un po’.»

Ci scherzo su anche se la cosa non mi va troppo a genio. Pensavo di poter rimanere completamente impassibile, in fondo non è la prima volta che poso in lingerie, ma poi Paul ha cominciato ad avvolgere la corda di canapa alle mie braccia e qualcosa è cambiato.

«Diamole un po’ di colore sulle guance.» Il fotografo, un tipo secco con gli occhi a palla che mi fa pensare a un rettile, si avvicina per studiarmi muovendosi proprio come una lucertola. Anche il suo nome d’arte sembra quello di un anfibio: Ranko. È famoso quasi quanto me, è un artista o almeno così dicono, io so solo che nelle sue foto vengo una favola.

Paul gli fa notare il suo lavoro di corde che mi imprigiona al bracciolo del divano damascato.

«Le corde vanno bene» approva senza troppa enfasi.

Il set è la ricostruzione della sala di un casa in rovina, con ragnatele, polvere, muri grigi incrostati e macchie di quello che vorrebbe essere sangue rappreso. Ci sono delle bambole di porcellana e delle fotografie incorniciate, tutto studiato per dare l’impressione che la stanza sia stata abbandonata all’improvviso. Ogni particolare sembra raccontare una lugubre storia che mi fa sentire freddo anche se siamo in piena estate.

Davvero un ottimo lavoro.

«Sei pronta, Tracy?» mi chiede Ranko.

Arriccio il naso per la puzza di muffa del materasso.

Va bene essere realistici, ma cavoli!

«Quando vuoi.»

Mi è stato detto che dovrà essere una pubblicità shock, una di quelle che viene censurata immediatamente. Se saranno fortunati i cartelloni tappezzeranno le città per due, forse tre giorni prima di essere rimpiazzati e alla fine il cliente che l’ha commissionata con ogni probabilità dovrà subire una multa. A me non sembra ne possa valere la pena, ma sesso e violenza pagano sempre, alla gente piace essere scioccata.

Per ora lo shock ce l’ho io, sentendomi sfilare di dosso l’asciugamano senza preavviso mentre il tecnico delle luci mi punta addosso un faro che mi acceca.

Andateci piano, gente.

L’unica altra presenza femminile oltre a me approfitta delle luci per darmi un ultimo ritocco di fard. Il trucco è leggero, appena sufficiente a mettere in evidenza che sono a malapena una ventenne che si spaccia per adulta. Non per vantarmi, ma con il lavoro che faccio penso di essere un poco più matura delle ragazze della mia età. Mi alleno, sto a dieta, faccio provini e conduco un rigido stile di vita da quando avevo quindici anni. So tenere duro quando occorre.

Il fotografo rettile confabula con il tecnico luci mentre avvita un obiettivo enorme sulla macchina fotografica.

«Cominciamo con la scena del divano, poi contro al muro» guarda l’orologio, «se facciamo in tempo voglio anche una versione sul tavolo e lì voglio vedere il sangue.»

Si farà notte, alzo gli occhi al cielo, vorrei dissentire, ma con la cifra che mi hanno pagato non posso permettermelo.

«Sempre legata?» azzardo.

Lui fa scorrere gli occhi su di me con uno sguardo professionale, sicuramente sta solo guardando che il mio intimo sia stato rovinato ad arte come richiesto da copione, eppure la lingerie che indosso sembra farsi più striminzita, perfino il collier oggetto della pubblicità sembra più coprente dei miei slip.

«No, ti truccheremo i polsi per mettere in risalto il fatto che sei stata legata.»

Guarda, se aspetti un altro po’ ti assicuro che non ci sarà bisogno di nessun trucco. Sento già i polpastrelli pungere.

Ranko osserva il tavolo con tanto interesse che sono sicura stia visualizzando esattamente l’immagine che vuole. «Per quello scatto deve sembrare che stiate lottando e che sia lui a tenerti.»

Si volta verso il fatidico lui, il pezzo di manzo che sarà mio partner nelle foto e che sta facendo il suo ingresso con una camminata da sturbo.

«Ciao» mi dice. «Sono Glen, piacere di conoscerti. Ti darei la mano, ma…» accenna alle mie legate. I suoi capelli biondi sembrano placcati oro, mentre suoi occhi devono avere le lenti a contatto celesti.

«Io Tracy, ovviamente.» Sventaglio le dita salutandolo, mi sento in svantaggio, lui ha ancora addosso l’accappatoio e mi guarda da cima a fondo in un modo in cui non dovrebbe.

Santo cielo, comportiamoci da professionisti.

«Cominciamo», taglia corto il rettile agitando le dita lunghe e sottili cui mancano solo gli artigli. «Tracy piega la gamba destra, per favore. Sì così. Sei disperata, passionale, ma disperata, okay?»

«Che cosa?» brontolo alzando il capo quel tanto che mi è permesso. «E come diavolo si fa a essere passionali e disperati?»

Toglie l’occhio dalla macchina fotografica, sembra scocciato, mi viene a fianco e si china. Cerco di non guardarlo negli occhi perché quando li spalanca mi fa impressione.

«Tu lo ami. Sei innamorata di lui da quando eri una fanciulla, perché lui è affascinante e bellissimo, ti ha ammaliata e lo hai desiderato ogni giorno della tua vita, finché non sei sbocciata e sei diventata donna. Lui ti ha regalato questo collier e tu ti sei illusa di poter essere la sua regina, ma lui non è un principe, è un mostro e ti ha portata qui per farti del male. I brillanti che hai al collo sono l’unica cosa pura che ti resta del tuo sogno, l’unica cosa pura che resterà di te.»

Oh cazzo, le sa raccontare proprio bene. Ingoio la saliva.

«Ecco, brava, così!  È proprio questa l’espressione che voglio.»

Solo che la mia espressione è dovuta a lui, all’enfasi che sa mettere nelle parole, non alla sua versione horror di Cenerentola.

Torna alla sua macchina. «Glen, prendi posizione su di lei, voglio vederti aderire al suo bacino.»

Continua…

 

 

 


Potrebbe piacerti anche: