Solo Sua – Un regalo prezioso

Uomo con la barba in vestito nero elegante

Dopo l’uscita dell’ultimo ospite chiusi la porta e continuai a sorridere per qualche attimo, poi finalmente i miei muscoli facciali si rilassarono nella solita espressione vacua, un po’ malinconica. Mostrarmi felice mi costava sempre uno sforzo anche quando lo ero realmente, come in quella notte.

Tolsi i tacchi e mi guardai intorno; le tartine avevano fatto successo più dei dolci, il punch un po’ meno, mentre lo spumante aveva fatto la parte del leone, almeno fino a quando non era arrivato lo champagne.

Bisognava ammettere che Serge sapeva darsi alla baldoria con una certa classe. Per l’occasione aveva ordinato al servizio catering di addobbare l’attico sulle tinte del rosso e dell’oro, con molte luci e molte candele. Il risultato era incantevole, con un enorme albero davanti alla vetrata e la città illuminata a festa sotto di noi.

Adoravo quell’appartamento: era grande, lussuoso e accogliente.

Camminai scalza, tenendo in una mano i sandali decorati da strass e gustando la quiete dopo il caos. Il grande salone si apriva davanti a me, lo attraversai avvicinandomi all’albero per sistemare un cavallino d’oro che sembrava stesse per cadere.

«Sei molto bella questa sera.» Con tutti i divani che c’erano, Serge era seduto sui tre gradini del piano sfalsato.

«Queste cose me le dici sempre quando sono disfatta» protestai sistemando i ciuffi ribelli.

«Perché mi piaci di più in questo modo.»

Lo guardai nel suo smoking nero, gli occhi azzurri risaltavano come gioielli. «Anche tu non sei affatto male.»

Alzò un angolo della bocca. Sapeva di essere attraente, ma sentirselo dire gli faceva sempre piacere.

«È stata una bella festa.»

«È stata magnifica. Da bambina pensavo che avrei potuto vedere cose simili soltanto nei film.» Allargai la mano come per voler mostrare lo splendore di quanto mi circondava. Gli invitati avevano fatto incetta del banchetto e messo a soqquadro quel che potevano, ma avevano lasciato un’atmosfera di festa ancora più reale e vissuta.

Serge si alzò e si versò un bicchiere di champagne.

«Invece io ho sempre avuto cose simili, tanto che durante l’adolescenza ero arrivato ad odiare tutta questa messa in scena: gli addobbi, gli auguri, gli invitati… ma poi, con gli anni, ho imparato ad accettare anche il Natale, non dico ad ammirarlo come fai tu, ma almeno ad apprezzarne alcuni momenti. Momenti come questo.»

Era il momento giusto per avvicinarsi e baciarmi, ma non lo fece. Restò a contemplarmi mentre sorseggiava le sue bollicine, né dal canto mio feci nulla per avvicinarmi a lui. Più eravamo distanti più mi sentivo vicina e temevo che nel compiere un passo si sarebbe rotto quell’incanto.

«Ho aperto il tuo regalo prima, mentre tutti aprivano i loro» gli dissi in tono critico. «Cristie l’ha raccolto da sotto l’albero e mi ha detto che portava il mio nome.»

Sogghignò nel bicchiere. «Piaciuto?»

«Si penserebbe che un magnate della finanza, disgustosamente ricco, possa regalare qualcosa di più alla propria amante» lo disapprovai aspramente.

Dopo averlo vuotato, Serge depose il bicchiere. «La gente ha ragione nel dire che stai con me per il mio denaro.»

«La gente ha ragione nel dire che mi butterai come uno straccio vecchio quando avrò passato i trent’anni» ribattei a tono.

«Ma tu hai passato i trent’anni, mia cara.»

«Ssst» gli feci, ammiccando. «Non dirlo mai.»

Si avvicinò tanto che dovetti guardare verso l’alto.

«Vai a prendere il mio regalo» ordinò brusco.

«Hai idea di quanto mi abbia messo in imbarazzo? Fortuna che appena mi sono accorta di cosa conteneva il pacchetto l’ho richiuso e sono scappata via. Chissà cos’ha pensato Cristie!»

«Mi hai delusa. Speravo che lo aprissi proprio davanti a tutti. Dove lo hai messo adesso?» chiese con un’arroganza che mi seccò la gola.

«Tu dove credi che sia?»

I suoi occhi si accesero di malizia. «Viziosa quanto sei, so esattamente dove può essere.»

Mi venne vicino, si piegò per infilare una mano sotto la mia lunga veste e rialzandosi percorse l’interno della mia coscia fino a premere le dita contro il piccolo anellino nascosto dagli slip. «Allora hai gradito la tua collana.»

Prese l’anellino tra le dita e gli diede un piccolo strattone facendomi traballare.

«Non è una collana Serge, non ha né perle né pietre preziose. Ha soltanto palline di plastica e dato che so qual è il tuo fine, sappi che dei diamanti avrebbero saputo aprirmi al tuo sesso meglio di questo stupido giochetto.»

«Ah sì?» prese una ciocca dei miei capelli tra l’indice e il medio. «Allora perché sei diventata rossa e la tua voce è ansimante? Ti ho vista piangere e ridere e saltare per i diamanti, ma non ti ho mai vista gemere.»

Ero certa che avrebbe apprezzato il fatto che le avessi utilizzate subito, proprio lì, tra gli ospiti. Sentire quella presenza estranea dentro di me, sapendo che veniva da lui, mi aveva eccitata terribilmente. Per tutto il tempo mi ero sforzata di non pensarci attendendo solo il momento in cui anche lui se ne sarebbe potuto accorgere. Quel momento era giunto solo a fine serata.

«Sdraiati sul divano» disse stringendo gli occhi. «Visto che non hai apprezzato il mio regalo ho deciso di riprendermelo.»

Mi sforzai di non sorridere per non rovinare tutto. Serge era capace di dettare ordini perentori e apparire brutale se ci si metteva d’impegno, ma con me stava ben attento a non eccedere mai. D’altro canto io non gli forzavo mai troppo la mano e cercavo di essere, per quanto mi era possibile, la bambola che gli serviva in base alle sue necessità. Quella sera aveva avuto bisogno della brava padrona di casa, ma in quel momento era la sua amante viziosa quella che voleva.

«Non volevo offenderti. Posso tenerle ancora se vuoi.»

«No.» Mi prese per mano e mi accompagnò su di un bianco divano, mi fece sdraiare e alzò l’abito fino alla vita mettendo in bella vista il mio reggicalze rosso. Scostò gli slip e agganciò l’anellino con un dito cominciando a tirare.

Continua…

 

 

 


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