Solo Sua – Una pollastrella da tre denari

Giovane ragazza appoggiata a una balla di fieno con un vestitino bianco con la spallina giù che scopre un seno

La gallina starnazzava come un’oca girando in tondo per non farsi acchiappare. Il vecchio Boid, con le sue ginocchia di latta mal oliata, si gettò a testa bassa. Riuscì a strapparle una piuma dal sedere prima che la bestiola aprisse le ali nell’illusione di poter essere, per una volta, un vero volatile.

A quel punto intervenne Nelly; spalancò le braccia con il sacco di iuta e glielo buttò in testa. Più di così non poteva fare, altrimenti si sarebbe sporcata il vestito buono, quello ricamato da zia Rose con il bordo di passamaneria.

Ci pensò Boid. Messa all’angolo, fu facile placare la pollastra e cacciarla nel sacco. Maledicendo il demonio si rialzò sfregandosi di dosso il fango che gli inzaccherava i pantaloni, mise l’animale nella gabbia e l’alzò davanti al viso di Nelly.

«Guarda che roba: bella grassoccia, come un maialino.»

Nelly annuì; a lei non interessava quanta carne avesse sulle ossa la gallina, che peraltro sembrava averne più di lei, le premeva invece andare in paese. Era ansiosa di immergersi nella vita chiassosa dei banchi pieni di ogni ben di Dio e di ogni stranezza, con i mercanti e gli artigiani che sbraitavano: fabbri, calzolai, impagliatori dai quali curiosare e apprendere un mestiere. C’era anche un uomo che sedeva su un panchetto e disegnava ritratti ai passanti: Nelly andava matta per stare a guardare come faceva.

«Bada bene, non meno di tre denari.» Boid si resse alla spalla della ragazzina cercando di mascherare quanto fosse costato quello sforzo alle sue povere articolazioni. «Non farti prendere per il naso, Nelly. Altrimenti ce li rimetterai di tasca tua, a forza di saltare la cena. E che non mi scappi pure la mano.»

Quei denari servivano a comprare le medicine per lui e per la nonna, Nelly lo sapeva, ma certo Boid si guardava bene dal dirlo apertamente. Temeva che, se si fosse venuto a sapere in giro delle sue ossa malandate, gli avrebbero portato via la fattoria per darla a un altro mezzadro. Così se li faceva portare di nascosto i medicinali, neanche fossero merce di contrabbando.

«Hai capito o no?»

Diventò quasi strabica fissando il dito puntato verso il suo naso. «Ma sì, sì, ho capito, padre.»

Prese la gabbia dal genitore; nelle sue esili braccia parve molto più pesante.

Caspita, quanto si è ingozzata ‘sta gallina!

La resse a due mani e si incamminò.

«Aspetta. La nonna ti ha cotto un uovo, così se devi stare il pomeriggio mangi qualcosa. Non vorrai mica spenderti i soldi in roba che fa male ai denti, furfantella?»

Una volta aveva usato un soldo per comprare i pomi di zucchero duro della signora Huges, pensando che suo padre non se ne accorgesse, invece lui se ne era accorto eccome. In quell’occasione l’aveva inseguita per casa con il mestolo con cui stava cucinando la zuppa e glielo aveva dato forte sul sedere.

Nelly non ci teneva a ripetere l’esperienza traumatica. Si mise l’uovo sodo nella bisaccia dei soldi, per il momento vuota, e se la legò alla vita determinata portare a casa i tre denari.

Voglio fare la maestra. Pensava, avanzando goffamente con la pollastra che la guardava spiritata.

Voleva farlo per potersi mettere a sedere sulla cattedra, un po’ di lato, con la gonna che le copriva metà polpaccio e un’acconciatura da diva americana come la signorina Wilkinson.

Un sogno. Almeno quelli non costavano nulla e ne poteva avere quanti le pareva: un giorno era insegnate, uno attrice, un altro ancora era l’amante di Billy Tampton, il figlio del fabbro ferraio.

Nel sogno lui le prendeva le mani e la faceva sedere su un muretto di ciottoli. Lei lo fissava sentendo pizzicare le dita mentre diventava estremamente consapevole della sua pancia che si attorcigliava, e questo le bastava. Non c’era bisogno di immaginare chissà quali sconcezze, il segreto era tutto nel modo in cui lui la guardava come per dire: non ti lascio scappare. Lì c’era tutto, il resto era solo roba in più.

Dopo diverse soste per riposare le braccia, giunse al paese che a quell’ora era già un fermento: gli affari migliori si facevano presto.

«Pollo! Il pollo migliore della fattoria!» cominciò a urlare. «Il migliore che ci sia! È grasso quanto mia zia! Non ne troverete un altro così, ve lo assicuro. Tre dollari e ve lo portate via!»

Camminava distratta tra le bancarelle con gli occhi sgranati per non perdersi nulla. Fece una sosta davanti al banco dei formaggi a osservare i vermetti che si contorcevano nella crema bianca come panna tra le striature azzurrognole. Lei e la pollastra si scambiarono un’occhiata.

«Ti piacerebbero, eh?»

La gallina parve deglutire, molto più attratta di lei dai vermiciattoli.

«Quanto vuoi per quel polletto, ragazza?» domandò la commessa.

Nelly alzo la gabbia che badava bene di non mollare mai. «Tre denari, signora.»

La donna alta e grassoccia con due spalle da nuotatore, arricciò il ghigno. «Uno e mezzo, ci metto anche un quarto di quel formaggio lì: è la mia ultima offerta.»

Ci mancava solo che arrivasse a casa con dei vermi al posto dei soldi. «No, grazie. Non voglio buscarmele ‘sta volta.»

Si passò la gabbia da una parte all’altra e cercò di recuperare una scarpa che si era scucita da un lato tendendo sempre a restare indietro.

«Pollo… tre denari… occasione…» farfugliava cercando di rimettere a posto il calcagno mentre il mignolo faceva capolino sul davanti.

La gonna rimase impigliata in qualcosa, Nelly spostò per l’ennesima volta il pollo dal lato sinistro per vedere che fosse e trovò un bambino. La guardava da sotto in su con le sue guance rossicce e il fiato corto tirandole la sottana come se stesse scampanando in un giorno di festa.

«Che vuoi?»

«C’è uno che vuole il tuo pollo. Mi ha dato queto pe’ veniti chiamarre.» Almeno sull’ultima “r” ci si mise d’impegno. Aprì la mano e le mostrò un sasso.

Lei avvicinò di più il naso e vide che sopra v’era inciso il disegno di un pesce che guizzava fuori dall’acqua.

«Sentiamo: ce l’ha i tre denari?»

Il bambino fece spallucce pulendosi la bocca nella maglia sudicia.

«E va bene» s’arrese con un sospiro. «Fammi vedere dov’è.»

Continua…

 

 

 


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