Solo Sua – Vizi di gioventù

Giovane ragazza con i codini ciuccia un lecca-lecca

Seduto sulla poltrona del salotto, Zac si premette il cordless all’orecchio e alzò la voce per sovrastare il baccano delle ragazze che bisticciavano sul tappeto. «No, la proposta di Case… che diamine, ci ha fatto fare la figura dei cioccolatai oggi. Se non imbrocca la prossima può dire addio alla campagna.»

Era davvero difficile riuscire a concentrarsi con la confusione che stavano facendo Emily e Sofia, accapigliandosi sul tappeto. Uno spettacolo piacevole, se non fosse che in quel modo non riusciva a conversare.

«Smettetela bambine, non vedete che sono al telefono?»

Sofia, con le sue lunghe gambe, stava riuscendo a sottomettere Emily salendole sopra a cavalcioni mentre cercava di strapparle dalle mani un vibratore che avrebbe finito sicuramente col rompersi.

Zac si passò la mano tra i capelli per liberarsi la vista da una ciocca ribelle. «Non c’era bisogno che lo dicesse apertamente: la faccia di Hofmann parlava chiaro. E mi dispiace dirlo, ma non sono disposto a rinunciare a questo contratto.»

Più minuta e debole, Emily mollò la presa sul fallo di gomma, ma non prima di aver staccato il coperchietto dell’accensione ed esserselo ficcato in bocca.

Il musetto vittorioso di Sofia divenne subito imbronciato. «Ridammelo!» strepitò con una voce volutamente infantile.

L’altra ragazzetta tirò fuori una linguaccia che per poco non le fece perdere il pezzetto di plastica.

«Scusami un momento, Mich.» Zac sbuffò costretto ad alzarsi. «Sputa Emily!»

Con la chiave che aveva in tasca aprì l’anta dell’armadio e tirò fuori un cesto, lo rovesciò sul tappeto in una profusione di oggetti erotici di ogni forma e colore. «Eccovi i giocattoli, da brave, ce n’è per tutte e due. Giocate in silenzio, che papà sta parlando con un collega.»

Emily sputò di bocca il pezzo di plastica nera e si impadronì subito di un vibratore fuxia sgargiante, molto lungo e flessibile. Sofia dal canto suo aveva già scordato l’oggetto del loro contendere e sembrava attratta da una serie di farfalline rosa posate su pinzette a molla.

Zac riprese posto sulla sua poltrona, da dove poteva parlare e godersi lo spettacolo comodamente. «Dicevamo?»

Sofia sondò la tenacia di una pinzetta su un dito: pizzicava come la chela di un granchio. Emise un gridolino e si portò il polpastrello tra le labbra voluttuose, quindi decise di mettersi quella piccola trappola in testa a mo’ di molletta.

Sorrise al padrone di casa stimandosi bella.

Sebbene sembrasse tutto intento ad ascoltare la voce del collega, lui la guardò e le fece una smorfia arricciando il naso.

La ragazza staccò la molletta e la pinzò sulla camicetta facendo gli occhi dolci.

Lui scosse il capo.

Ostinata, Sofia fece scivolare giù dalle spalle le bretelline e sbottonò la camicetta facendo fare capolino a un seno candido e carnoso, giocò un poco con il capezzolo, avvicinò la molletta e lasciò che il dentello le attanagliasse la capocchia turgida. L’effetto fu evidente sul suo visino, in quel mordere di labbra che le accese di un rosso intenso.

Zac slegò le gambe fino a quel momento accavallate per lasciar maggior spazio al suo uccello e ondeggiò la mano in segno di “quasi”.

Sofia sospirò, decisa più che mai a compiacerlo espose anche l’altro seno. Indugiò un momento stimolando il capezzolo prima di sottoporsi al tormento di un’altra farfallina. A cose fatte spinse in avanti il petto fiera di mostrarglielo.

«Stiamo parlando di giocattoli per bambini, Mich. Non può nascondere il fatto che sia anche un armaiolo: è un’assurdità clamorosa che verrà a galla. Se non puoi nascondere lo scandalo devi urlarlo ai quattro venti prima che lo faccia qualcun altro. È avventato, lo so, ma è questa la pubblicità che Hofmann vuole, ci scommetto.» Serio in volto, Zac indicò a Sofia un’altra pinzetta abbandonata sul tappeto.

Lei la raccolse, apparendo estremamente deliziosa con quei due decori che le pungevano i seni alti e pieni. Pensò un momento a cosa farne, poi sedette stendendo le gambe, sollevò la gonnella fino all’ombelico e scostò gli slip lasciando in vista la pelle glabra, completamente depilata.

Intravedendo il monte di venere totalmente rasato con la vulva oscenamente esposta, Zac sentì il membro ingrossarsi. Il clitoride, che svettava sopra le labbra della passera con prepotenza, fu intrappolato dalle dita della ragazza che senza tanti indugi vi applicò la pinza. Le dita dei piedi, infilate nelle calzette bianche aderenti ai polpacci, si arricciarono per il bruciore alla fighetta.

Finalmente Zac le sorrise compiacente con il pollice alzato, ma con il mento le fece cenno verso alte pinzette ancora. Voleva vederla piena di vezzose farfalline.

Lì accanto Emily stava giocando con il vibratore prescelto. Aveva arricciato la sottana in vita e si guardava tra le cosce mentre strofinava avanti e indietro quel pezzo di silicone sulla passerina nuda, anch’essa candida come quella di una neonata. La sua espressione, a malapena celata dai capelli sciolti, era di una tal peccaminosa ingenuità da farla sembrare realmente una bambina.

Al contrario di Sofia, Emily aveva protestato un po’ quando Zac l’aveva depilata in quel modo per renderla ancor più vulnerabile e infantile; cosa che le era costata una lunga esposizione del sesso a gambe spalancate, legate al tavolo della sala, finché non le era passata la vergogna. Zac aveva l’impressione che da allora fosse diventata più impudica nel mostrarsi e meditava perciò di farle ripetere l’esperienza aggiungendo magari una nota interessante, come un dilatatore.

Continua…

 

 

 


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